Il Consiglio d’Europa avverte del forte aumento della “repressione transnazionale”
- IHR
- 30 mag
- Tempo di lettura: 3 min

Il Consiglio d’Europa ha avvertito che un forte aumento della repressione transfrontaliera da parte dei governi autoritari sta rappresentando una minaccia diretta alla sovranità nazionale e al diritto internazionale.
Un nuovo rapporto dell’organismo per i diritti umani con sede a Strasburgo afferma che almeno 54 stati stanno prendendo di mira attivamente dissidenti, giornalisti e attivisti che vivono all’estero.
Secondo i dati raccolti dal 2014, ci sono stati 1.375 casi documentati di repressione fisica transnazionale, con Cina, Turchia e Russia identificati come i colpevoli più frequenti.
Il rapporto avverte che la mancanza di una definizione giuridica comune di repressione transnazionale ha fatto sì che molti casi venissero sottostimati, il che significa che le cifre documentate rappresentano solo una frazione del totale effettivo.
Le minacce fisiche e il “potere della paura”
Le tattiche utilizzate dagli stati autocratici spaziano dagli ostacoli amministrativi alla violenza fisica e agli omicidi mirati sul suolo europeo.
In un caso, i servizi segreti spagnoli hanno concluso che l’uccisione dell’ex pilota militare russo Maxim Kuzminov in Spagna era un omicidio mirato ordinato da Mosca. Kuzminov è stato trovato con ferite multiple da arma da fuoco a Villajoyosa.
Altri incidenti di alto profilo descritti nel rapporto includono un attacco a martello contro Leonid Volkov, un aiutante del defunto leader dell’opposizione russa Alexei Navalny, in Lituania, e l’accoltellamento della giornalista iraniana Pouria Zeraati a Londra.
Il rapporto evidenzia anche il caso di Emin Huseynov, un giornalista azerbaigiano indipendente, che ha riferito di essere stato seguito e perseguitato da agenti sconosciuti a Ginevra nel febbraio 2026 dopo aver interrogato pubblicamente il presidente Ilham Aliyev.
Il governo dell’Azerbaigian ha costantemente negato le accuse di aver preso di mira critici all’estero, sostenendo che tali affermazioni sono infondate e che lo Stato aderisce rigorosamente al diritto internazionale.
Abuso dell'Interpol e degli assegni bancari
Il rapporto descrive in dettaglio come le autocrazie stiano sempre più abusando dei sistemi internazionali, come gli “avvisi rossi” dell’Interpol e le norme antiriciclaggio, per molestare gli esuli.
L'attivista anti-caccia alle balene Paul Watson è stato arrestato in Groenlandia nel luglio 2024 a seguito di un avviso rosso emesso dal Giappone, mentre il regista bielorusso Andriy Hniot è stato detenuto in Serbia per un anno per accuse di evasione fiscale prima del suo rilascio nell'ottobre 2024.
Inoltre, il rapporto evidenzia “l’esclusione finanziaria” come una minaccia crescente, in cui i dissidenti vengono falsamente inseriti nella lista nera nei database automatizzati di conformità come World-Check.
Mehmet Baltaci, un uomo d'affari con sede a Londra, ha visto chiudere 10 dei suoi conti bancari dopo essere stato erroneamente etichettato come un rischio per la sicurezza nazionale. In base alle rigide normative bancarie, gli istituti finanziari non possono rivelare il motivo per cui un conto è stato contrassegnato, lasciando alle vittime poche possibilità di ricorso legale.
"Armatura dei documenti"
I regimi autoritari stanno anche utilizzando misure burocratiche per costringere i critici a tornare a casa in ambienti ostili.
Un decreto emesso dalla Bielorussia nel settembre 2023 obbliga i cittadini a tornare nel Paese per rinnovare il passaporto, lasciando i bambini nati all’estero privi di documenti e impossibilitati ad accedere ai servizi pubblici di base. Il Turkmenistan ha utilizzato tattiche simili per prendere di mira gli attivisti all’estero.
Nello spazio Schengen, il caso di Lyudmyla Kozlovska ha evidenziato l’uso improprio dei database di sicurezza, dopo che le era stato negato l’ingresso in Belgio sulla base di segnalazioni di sicurezza nazionale non verificate presentate dalle autorità polacche.
Richiede un'azione unitaria
Il Consiglio d’Europa esorta i governi europei ad adottare un approccio “globale” per contrastare la minaccia, indicando come modello il Transnational Repression Policy Act degli Stati Uniti.
Tra le sue raccomandazioni, l’organismo richiede:
- L'adozione di una definizione giuridica comune di repressione transnazionale per migliorare la segnalazione e la raccolta dei dati
- La criminalizzazione della sorveglianza extraterritoriale e delle molestie come reati distinti
- Riforme all'Interpol per aumentare la trasparenza e proteggere dalle segnalazioni motivate politicamente
- Sanzioni mirate "tipo Magnitsky" per il congelamento dei beni e la limitazione dei viaggi per i funzionari coinvolti in molestie transfrontaliere
- Pressioni sulla Financial Action Task Force (FATF) affinché la "lista grigia" abusi sistematicamente delle norme di conformità finanziaria per prendere di mira i critici
Il rapporto conclude che l’attuazione di queste misure è essenziale per garantire che i paesi che offrono rifugio rimangano rifugi sicuri per coloro che fuggono dalle persecuzioni.
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